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Uno sguardo sul seminario teologico internazionale francescano

Nel Convento di San Salvatore della Custodia di Terra Santa non è raro imbattersi in giovanissimi frati. C'è una ragione per questo: il quartier generale dei francescani non solo accoglie le attività amministrative della Custodia di Terra Santa, ma è anche un seminario internazionale. Come funziona la vita di questa parte importante della Custodia? Per capirlo, bisogna partire proprio dall`aspetto dell`internazionalità. Gli studenti del seminario sono trentantré, vengono da tredici nazioni e hanno lingue e culture differenti. Trascorrono, di solito, quattro anni a studiare teologia e ci arrivano dopo un percorso che varia in base al Paese di provenienza, ma che prevede discernimento vocazionale, postulantato, noviziato e studio della filosofia. Quello a cui si punta è una formazione francescana, biblica e teologica in Terra Santa, un'esperienza di vita fraterna nel convento di San Salvatore a Gerusalemme e un'esperienza della missione specifica della Custodia nel servizio dei santuari e nell’amore verso i luoghi santi. Coloro che fanno anche opzione di vita clericale vengono preparati all`ordinazione sacerdotale. «Ma la prima vocazione di noi francescani è essere frati», spiega fra Oscar, decano del seminario internazionale.

I seminaristi si trovano a contatto con mentalità e comportanti diversi, ma la vita che conducono è la stessa. La sveglia suona alle 5.45, per l`appuntamento delle 6.15 con le Lodi e la messa. Alle 8 iniziano le lezioni, che sono di cinque ore da quarantacinque minuti l`una. Tra le materie di studio, anche sacramenti, Sacra Scrittura, morale, latino, greco, profeti maggiori, profeti minori e Lettere di San Paolo. Alle 12.30 c`è la preghiera dell`Ora Media, seguita dal pranzo. Da lì in poi la giornata cambia in base agli impegni e alle singole attività dei frati. C`è la prova dei canti, la Lectio Divina, il servizio al Santo Sepolcro, ad esempio. «I nostri compiti come frati sono diversi perché riguardano la persona, non riguardano un gruppo - racconta fra Eduardo, rappresentante degli studenti -. Non siamo formati come i militari in una caserma e questa è la cosa più bella del seminario. Si vedono i doni del singolo e si mettono al servizio della comunità». C`è chi lavora nella sartoria, chi è autista, chi barbiere o chi è attivo nel gruppo dei canti con chitarra. Ci si ritrova poi alla sera per i Vespri e la cena.

Fra Donaciano Paredes Rivera, Maestro del seminario, si trova a dover gestire un ambiente variegato dal punto di vista culturale e della formazione pregressa dei seminaristi. «Essendoci frati studenti da varie provincie francescane da tutto il mondo, non è facile mettere insieme in un unico progetto formativo molti percorsi differenti tra loro - racconta fra Donaciano -. Questo significa sempre un ricominciare nella nostra casa formativa, perché ogni anno arrivano circa dieci elementi nuovi». Il suo compito come Maestro è curare il cammino di formazione e di discernimento degli studenti e accompagnare l’andamento accademico dei professi solenni studenti di teologia. Uno degli aspetti su cui si insiste di più è, secondo fra Donaciano, cercare di far crescere «la capacità di apertura e d’integrazione, accettando la diversità degli altri, sapendo che ciò significa un'opportunità che la provvidenza ci dà per arricchirci gli uni e gli altri. Significa accogliere l’altro senza chiudersi nei propri schemi personali, ed essere libero nell’incontro con il fratello e le persone che troviamo».

Tra le difficoltà che si incontrano nel seminario internazionale, una delle più comuni è la lingua perché la lingua franca della Custodia di Terra Santa è l`italiano. Molti frati, infatti, soprattutto allìnizio dell`anno, non hanno padronanza dell`italiano e quindi impiegano più tempo a comunicare. Anche essere lontani dalla propria famiglia e dalla propria nazione, può essere un problema, nel caso dei seminaristi che provengono da paesi in guerra, per esempio. Fra Oscar racconta però che se si è certi della propria scelta, le paure o le difficoltà si superano. «Io sapevo che sarei stato cinque anni da questa parte del mondo - spiega il frate originario del Messico -. Non so quando tornerò a casa o se succederà qualcosa alla mia famiglia. Potrebbe essere questa la paura più grande, ma non lo è, perché sono cosciente (e anche la mia famiglia lo è), che io ho fatto una scelta di vita e sono contento di questa scelta. Allora non c`è nostalgia. La mia gioia di essere frate in Terra Santa la condivido con loro». Il suo compito di decano è lavorare con il Maestro e il vice-Maestro per aiutarli a organizzare la vita conventuale dei frati. Compito che «va vissuto sempre come un servizio e non come un privilegio», sostiene fra Oscar.

A parlare di aspetti positivi e problematici è anche fra Eduardo, rappresentante degli studenti: «È meraviglioso condividere le cultura altrui, ma è anche molto complicato». Il suo ruolo di conciliazione tra i bisogni degli alunni e dei professori lo porta a entrare in contatto con sensibilità diverse. Fra Eduardo è anche vice cerimoniere e svolge, quindi, questo servizio durante le celebrazioni. «Qui in Terra Santa sono contentissimo perché personalmente mi sento portato per l'internazionalità ed è uno degli aspetti più belli del seminario», dice il frate.

Sul perché sia importante studiare la teologia, fra Donaciano spiega chiaramente: «Ho imparato che la teologia, che ha come anima la Sacra Scrittura, alimenta la fede e il suo scopo fondamentale è quello di presentare l’intelligenza della Rivelazione e il contenuto della fede». In questo modo il frate avrà a disposizione un cammino che lo aiuti a raggiungere una comprensione solida e profonda della fede e potrà essere in questo modo favorito - sostiene fra Donaciano - «un amore grande e vivo a Gesù Cristo, alla Chiesa e a tutte le creature».

Beatrice Guarrera

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2017/01/26

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