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"La gloria del Signore risplenda su di loro"

«Ogni volta che Dio si avvicina all’uomo, quest’ultimo si chiude in se stesso perché ha paura». È così che ha iniziato il suo intervento Fr. Emad Kamel, responsabile della pastorale giovanile per la Custodia di Terra Santa, davanti agli ottanta partecipanti. «E ogni volta - ha proseguito - Dio gli dice: “Non temere”. Tutti noi vogliamo realizzare grandi cose, ma dov’è il posto di Gesù nelle nostre vite?».

L’incontro d’Avvento per la gioventù francescana, tenuto a Betlemme il 15 dicembre, ha radunato giovani dalla Galilea, da Gerusalemme e Betlemme. Il titolo dell’argomento trattato era “I pastori di Betlemme” e, cuore dell’incontro, il tema dell’umiltà. La giornata è iniziata all’Azione Cattolica di Betlemme, per proseguire alla Basilica della Natività con un momento di preghiera nella grotta e concludersi con un pellegrinaggio e la Messa al Campo dei pastori a BeitSahour.

«La gioventù in Terra Santa ci sta molto a cuore - spiega Fr. Emad - ai giovani dedichiamo un particolare sforzo poiché sono loro il futuro della Terra Santa. Sì, dedichiamo loro tanti sforzi e tantissimo amore poiché vogliamo seguire insieme Gesù Cristo. Vogliamo essere vicino a Lui, soprattutto in questo periodo, in cui siamo incessantemente attratti dalle cose materiali».

L’importanza di questo incontro, come ha sottolineato Fr. Emad, consiste prima di tutto nel preparare i nostri cuori all’incontro con Gesù. È il vero incontro, cioè lontano dai regali, dagli abiti belli, dalle luci artificiali. Nella semplicità: «Che Egli sia nel nostro cuore, che Egli nasca nella mia vita. Noi speriamo che la pausa di questa giornata, di silenzio e preghiera, sia per ciascuno e ciascuna un’occasione per essere toccati dalla Parola di Dio», ha dichiarato.

I pastori di Betlemme, che vivono ai margini dalla società, sono invece i primi destinatari della Rivelazione. Il messaggio è chiaro: nessuno è emarginato dal piano della Salvezza.

«I pastori sono sinonimo di umiltà, proprio come la nascita di Cristo. L’umiltà di Dio che si fa carne, non avrebbe potuto entrare nella Storia senza l’umiltà in quella risposta dell’Uomo, cantata Maria: “Ha guardato all’umiltà della sua serva” - spiega Fr. Emad -. È grazie all’umiltà di San Giuseppe che, contrariamente alla logica del mondo, resta accanto a Maria, accettando la volontà di Dio e la segue. Così nessuno può festeggiare veramente il Natale lontano dalla grazia dell’umiltà e nessuno può accettare la presenza di Dio nella sua vita se non risponde con umiltà a Dio. Siamo chiamati alla semplicità e all’umiltà perché abbiamo sempre bisogno della grazia di Dio e della Sua presenza accanto a noi».

«È una giornata di rinnovamento della fede - confida Nicola Handal, di Betlemme - è come toccare F5 su una tastiera per ricaricare la pagina. Non lasceremo che la situazione politica ci impedisca di celebrare la nascita di Gesù. Come cristiani Palestinesi, cerchiamo di vivere normalmente la nostra vita in una situazione anomala. Resistiamo a modo nostro: con la preghiera, la nostra presenza, la nostra educazione e il nostro lavoro quotidiano».

«Il tempo liturgico della Chiesa ci aiuta molto ad avvicinarci a Dio - spiega VickyGiacaman, Coordinatrice degli insegnanti di religione -. Il nostro scopo è di avvicinare i giovani a Dio, anche se solo un poco. È una cosa importante perché, nella loro vita di ogni giorno, non dedicano tempo a Dio, ma hanno sete e aspettano con impazienza questi incontri spirituali, sono così impazienti che si sentono il cuore ardere come le braci». Un’attenzione particolare è rivolta ai giovani affinché possano esprimersi per essere ascoltati dagli altri; che possano rientrare a casa ricchi di un nutrimento spirituale, che li faccia meditare e rinnovarsi, ha sottolineato Vicky. «Prego per la pace in Terra Santa soprattutto in questo periodo particolarmente difficile. Dobbiamo mantenere forte la speranza poiché la nascita di Gesù Cristo è anche questo e, nonostante tutte le difficoltà questa Nascita è anche gioia. I pellegrini del mondo non dovrebbero aver paura di venire in Terra Santa. Noi chiediamo loro, soprattutto e prima di tutto, di pregare per noi affinché possiamo affrontare la situazione con coraggio e fede».

Nizar Halloun



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