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Celebrando il Natale dove è nato Gesù

La mattina della Vigilia di Natale in Terra Santa ha sempre lo stesso suono: quello dei tamburi degli scout che sfilano per le città. Anche quest’anno Gerusalemme e Betlemme si sono svegliate tra le musiche di decine e decine di gruppi, in attesa dell’inizio delle celebrazioni di uno dei più importanti eventi religiosi.

Per rispettare le tradizioni natalizie della Vigilia, il primo appuntamento per i cristiani locali è stato al Patriarcato Latino di Gerusalemme con l’Amministratore Apostolico Mons. Pierbattista Pizzaballa. Durante l’incontro hanno preso la parola anche il parroco della chiesa di San Salvatore Fr. Nerwan Al-Bana e il responsabile della comunità latina a Gerusalemme (il Moukhtar) Yacoub Amer. Poi l’Amministratore Apostolico si è diretto in processione a Betlemme, seguendo un percorso che si ripete identico ogni anno. La prima tappa è stata fuori dal convento greco-ortodosso di Mar Elias, dove ha incontrato il parroco e il sindaco di Beit Jala. Davanti alla tomba di Rachele, dove solo due volte l’anno è possibile fermarsi, è stato il momento dello scambio degli auguri del Vescovo con il parroco della chiesa di Santa Caterina a Betlemme Fr. Rami e il sindaco di Beit Sahour. Mons. Pierbattista Pizzaballa ha fatto poi il suo ingresso solenne a Betlemme in Piazza della Mangiatoia, preceduto da decine di gruppi di scout provenienti da diversi luoghi e acclamato dalla gente locale.

Il freddo e il forte vento non hanno scoraggiato le persone a partecipare a questo importante momento per Betlemme, che è sempre in grado di coinvolgere tutta la città e non solo i cristiani.
Ad accogliere in piazza Mons. Pizzaballa c’erano diverse autorità civili come il sindaco di Betlemme Anton Salman e il capo della polizia. Davanti alla chiesa della Natività, invece, attendevano Fr. Artemio Vitores, guardiano della fraternità francescana di Betlemme, insieme a rappresentanti della comunità greco-ortodossa a armena, come stabilito dallo Status Quo, in quanto co-proprietari del Luogo.
Dopo i Primi Vespri, alle quattro di pomeriggio, i frati francescani della Custodia di Terra Santa hanno animato la processione nella grotta della Natività.

Vivere la festa della nascita di Gesù Bambino proprio dove avvenne non può lasciare indifferenti. Per questo l’emozione dei locali, dei molti pellegrini o semplici turisti, giunti appositamente per Natale, era tangibile nell’aria della piazza illuminata a festa. «Non siamo cristiani, ma veniamo da Hebron per sentire un po’ di questa atmosfera del Natale», ha raccontato un gruppo di ragazzi mentre beveva un caffè in piazza. Hannin e John, una coppia di Betlemme, amano il Natale: «È un momento in cui si vede tutta la nostra cultura palestinese». «Siamo venuti a festeggiare a Betlemme da Nazareth – ha affermato un’altra coppia - Il Natale è tutto». Salomon, un cristiano etiope di Gerusalemme, era anche lui in piazza a scattare foto al presepe: «Io festeggio il Natale etiope, ma mi piace partecipare anche a quello latino. È tutto gioia».

Prima della messa di mezzanotte i frati francescani della Custodia di Terra Santa, membri del Patriarcato Latino con l’Amministratore Apostolico e le autorità civili palestinesi si sono riunite per la cena della vigilia di Natale. C’erano anche il Primo Ministro dell’Autorità Palestinese Rami Hamdallah e la sua delegazione. Tra gli invitati speciali l’acclamato vincitore della scorsa edizione di Arab Idol Yacoub Shaheen, che ha cantato una canzone al termine della serata.
A pochi passi da lì è stata poi celebrata la messa di mezzanotte nella chiesa di Santa Caterina. “Gloria in excelsis Deo” è risuonato in una chiesa stracolma e festosa, in cui era presente anche il Presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas.

Pizzaballa nell’omelia ha parlato del riconoscere il valore di Gesù Bambino, forse ritenuto da qualcuno “insignificante”, ma che è in realtà un “Consigliere ammirabile”, “Dio potente”, “Padre per sempre”, “Principe della Pace”. L’Amministratore Apostolico ha fatto nuovamente un appello alla classe politica, come sottolineato anche durante il suo messaggio di Natale, per dire loro di «avere coraggio, di non temere, di osare e di rischiare. Di non temere la solitudine, di non rinunciare alla propria visione ». Ognuno è allora invitato a una inversione di logica e di comportamento «dal grande al piccolo, dalla forza alla debolezza, dal potere al dono, perché così agisce Dio», ha affermato Pizzaballa.

In chiusura l’Amministratore Apostolico del Patriarcato Latino di Gerusalemme ha voluto offrire parole di incoraggiamento ai suoi fedeli: «Coraggio, Chiesa di Terra Santa! Coraggio, fratelli e sorelle! Possiamo continuare a vivere e a restare qui, nella debolezza e nella povertà, perché queste sono le vie di Dio, quando vuole venire nel mondo e benedire l’umanità». Lo stesso ha fatto con i politici: «Coraggio anche a voi, potenti del mondo: potete osare l’avventura della pace e della fraternità – ha dichiarato Pizzaballa -: la porta dell’umiltà che introduce nella Basilica del Natale è anche l’ingresso nella vera grandezza».

Beatrice Guarrera

2017/12/24 Part 1

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