
Tommaso Obicini nacque a Nonio (Novara, Italia) nel 1585, divenne francescano e nel1608 fu ordinato sacerdote. Nel 1612 fu nominato Vicario della Custodia di Terra Santa, ma nel mese di aprile l613 lasciò lʼincarico per dedicarsi allo studio dellʼarabo e fu nominato Guardiano del convento di Aleppo in Siria. Negli anni della sua residenza ad Aleppo (1613-1620) ebbe un ruolo di rilievo nel tentativo di unione dei Caldei con la Chiesa di Roma.
Il 14 marzo 1620 fu nominato Custode di Terra Santa. Trasferendosi da Aleppo a Gerusalemme passò a Nazaret dove constatò lʼabbandono del santuario dellʼAnnunciazione e si propose di ricuperarlo al culto cristiano.
A Gerusalemme affrontò la difficile situazione in cui viveva la Custodia, riordinò alcuni aspetti della vita dei frati e promosse una vivace attività edilizia nei santuari e nei conventi.
Verso la metà del mese di novembre del 1620 si recò a Beirut dallʼEmiro Fakhr ad-Din e ottenne la restituzione del santuario di Nazaret, di cui prese possesso il 29 novembre. Eʼ suo merito anche il recupero del santuario di S. Giovanni Battista in Ain Karem, di cui prese possesso il 29 aprile 1621.
Il 29 maggio 1621 fu confermato Custode di Terra Santa e il 6 giugno si mise in viaggio alla volta di Roma per trattare dei problemi della Custodia.
Nellʼaprile del 1622 rinunziò allʼufficio di Custode e propose lʼistituzione di un Collegio per lo studio della lingua araba presso il convento di S. Pietro in Montorio a Roma. La sua proposta fu accettata e la Congregazione di Propaganda Fide lo incaricò dellʼinsegnamento dellʼarabo. A Roma svolse attività didattica nel Collegio e di consulenza per la Congregazione e collaborò nella revisione delle traduzioni arabe della Bibbia.
Lʼamore per la Terra Santa si espresse anche attraverso gli scritti. Nel 1623 pubblicò cinque opuscoli contenenti riti e testi di pii esercizi praticati dai francescani e le relazioni del recupero di Ain Karem e di Nazaret. Dello stesso anno è un opuscolo nel quale espose la deplorevole situazione dei santuari di Terra Santa, e una lettera con la quale sollecitò il patronato della famiglia Medici di Firenze per il santuario di S. Giovanni ad Ain Karem.
Nel 1626, dovendo tornare nei suoi luoghi dʼorigine chiese di fermarsi a Venezia per imparare il persiano ed essere utile nella preparazione di una risposta al libro persiano intitolato Purificatore dello Specchio, scritto contro i cristiani. Nel mese di novembre 1629 rientrò a Roma e riprese la sua attività di insegnamento. Qui morì il 7 novembre 1632.
Meno nota dellʼattività in favore della Terra Santa è quella di Obicini esperto di lingua araba e pioniere di studi orientalistici. Gli scritti linguistici di cui si ha notizia sono i seguenti.
AllʼObicini spetta il merito di aver fatto conoscere al mondo occidentale le iscrizioni sinaitiche. Si conserva una raccolta di iscrizioni e una relazione in cui racconta che quando passò per il monte Sinai i monaci gli mostrarono unʼiscrizione che essi attribuivano al profeta Geremia.
Di Obicini restano 56 lettere di notevole interesse. In una del 10 gennaio 1618 diretta a Pietro Della Valle, celebre viaggiatore italiano, rivela la sua erudizione e la conoscenza dellʼebraico, del siriaco e dellʼarabo. Il 4 dicembre 1623 scriveva al cardinale Federico Borromeo (1564-1631) per accompagnare lʼinvio di un Pentateuco Samaritano, importante manoscritto non posteriore al X secolo ancora conservato nella Biblioteca Ambrosiana.
Testo di Michele Piccirillo e G.Claudio Bottini
50° anniversario di fondazione del Centro Francescano di Studi Orientali Cristidani (MUSKI)