Omelie

Vocazioni - Vieni e seguimi

Omelia del padre Custode per la Professione temporanea

La Verna, 3 settembre 2011 (Ef 1,3-14; Lc 9,57-62)


Ci fermiamo brevemente su ciascuna delle due letture che abbiamo ascoltato, dalla lettera agli Efesini e dal Vangelo di Luca.

Prima lettura
Questo brano di S. Paolo, che la Liturgia ci fa pregare ogni lunedì sera, ci racconta cantando e pregando che cosa è la salvezza, qual è il disegno della volontà di Dio per l’uomo, e dunque per noi.
• E infatti per 3 volte troviamo il termine “volontà”, riferito a questo grande disegno che il Padre ha sulla storia, e che poi si realizza concretamente nella vita di ogni credente.
• Cos’è questa Volontà del Padre? Per Paolo la Volontà del Padre è quella di benedirci (che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo), e cioè di dire su di noi una parola buona, così come Dio aveva fatto all’inizio, durante la creazione, quando attraverso la sua Parola Lui aveva creato il mondo nella sua bontà. Mentre genesi canta la creazione, quest’inno canta la redenzione, la benedizione di Dio che ora si è compiuta in Gesù e, attraverso di Lui, arriva ad ogni credente.
Paolo ci tiene a spiegare cosa significa che Dio ci benedice, e lo fa tutto d’un fiato (per cui nel testo greco questo è un unico, lungo periodo), tanto è lo stupore per questa opera nuova di Dio.
Noi ci fermiamo solo su qualche aspetto, che parla in modo particolare a noi, oggi, qui.
• Essere benedetti significa che Dio ci ha scelti (v 4, ci ha scelti prima della creazione del mondo). Essere scelti ci parla di questo mistero di Dio, che da sempre sceglie l’uomo, del mistero dell’elezione, per cui ogni uomo è scelto. Scelto, significa conosciuto personalmente, per cui per Dio non esiste l’uomo in generale, esiste il singolo, esiste Aiman, Pasquale, ….
• Scelto significa chiamato personalmente ad una relazione, ad ascoltare la Sua voce, ad una intimità di vita con Lui. E Lui sceglie chi vuole, con i criteri suoi.
• Questa, per Paolo, è la salvezza, e lo dirà anche in altri passaggi delle sue lettere, per cui noi non siamo più stranieri, non siamo degli sconosciuti per Dio, ma ciascuno di noi è un “tu”, a cui Dio rivolge una Parola unica.
• Allora Dio ci benedice scegliendoci, e ci sceglie per amarci, sceglie di amarci. Ed è innanzitutto questa la santità (perché Lui ci sceglie per essere santi, dice Paolo) , questo lasciarci amare da Lui (per essere santi e immacolati nell’amore, v.4).
• La vostra professione, oggi, dice innanzitutto il primato di questo amore che vi ha scelti, che vi ha preceduti, che vi ha fatto oggetto di una sua predilezione, gratuitamente, senza che voi ve lo siate meritato.
• Attenzione, perché nella Bibbia questa scelta di Dio è sempre qualcosa di non dato una volta per tutte, ma è piuttosto come un seme, che, una volta dato, deve crescere, deve svilupparsi. Bisogna averne cura, bisogna amarlo. Cresce in proporzione alla nostra libertà di ascoltare la Sua parola, di lasciarla agire in noi. Ma si può anche perdere, si può lasciare inaridire…
• Essere benedetti significa anche che Dio ci ha predestinati ad essere figli (in lui siamo stati fatti eredi, v. 11). E Paolo dice che a noi è data la grazia di conoscere questa vocazione, questo progetto del Padre di fare di noi dei figli riuniti in un’unica famiglia, in Cristo.
• Penso qui alla scoperta di Francesco di essere figlio, quando si spoglia davanti al Vescovo e a tutta la gente di Assisi, al suo lasciare tutto, al suo scegliere una nuova famiglia, quella dei poveri, quella dei figli di Dio. E di come questa scelta lo mette in comunione con tutta l’umanità, non più solo quella dei ricchi e dei potenti, ma con la massa degli umiliati.
• Scegliere di vivere come figli di Dio è fare professione di umanità, di solidarietà con l’uomo, con il bisogno di salvezza che abita ciascuno.
• E poi essere benedetti significa che tutto questo è possibile semplicemente non per i nostri sforzi perché siamo redenti, perdonati, colmati in abbondanza della sua grazia (v 7, nel quale abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati). E cioè che Gesù ha dato il suo sangue perché fosse di nuovo possibile per noi vivere da figli.
• E questo è il Vangelo che professiamo, questa è la buona novella che abbiamo accolto dal nostro battesimo, e che oggi voi, con la vostra professione, mettete come pietra angolare, come evento centrale, che dà forma alla vostra vita, alle vostre relazioni, a tutto ciò che siete. In tutto ciò che siete, può e deve risplendere questa parola, che siete stati salvati, che l’amore di Cristo vi ha liberati da voi stessi, vi ha donato di vivere di Lui, per Lui, come Lui.
• E quindi si tratta di innamorarsi di questa salvezza, di questo Dio che ci stupisce amandoci così…

Sarebbe bello rileggere tutta la vita di Francesco nella filigrana di questo inno … e vedere come Francesco ha vissuto questi passaggi, dove l’hanno portato, passandolo per qui, per la Verna, a questa benedizione dell’essere figli, di essere santi in Cristo si è compiuta in una identificazione completa con Gesù, il Figlio.

E infine mi piace che Paolo ha uno sguardo ampissimo:
• questa salvezza è per tutti, per noi e per voi dice Paolo (vv 12 e 13)
• e questa salvezza è da sempre (prima della creazione del mondo, v 4) e per sempre, perché quest’inno si conclude rimanendo aperto ad un futuro, e si fa attesa che questa benedizione si compia in ogni uomo. In attesa anche di questo vostro giorno…

Dunque, abbiamo visto qual è la nostra vocazione di cristiani, a quale benedizione siamo chiamati.

Vangelo
Il brano del vangelo di Luca ci mette sul cammino di questa benedizione.
Il brano è dentro il contesto della salita di Gesù verso Gerusalemme. L’evangelista ne ha parlato qualche versetto prima di quelli che abbiamo ascoltato ora, per cui questo viaggio è veramente appena iniziato. Si è compiuto il periodo galilaico, (potremmo dire il noviziato degli apostoli!), Gesù ha annunciato la sua passione ormai prossima, e ora ci si mette in cammino verso Gerusalemme. E c’è quest’espressione ormai nota, che Gesù indurisce il volto, si dirige decisamente verso Gerusalemme. Gesù ha preso una decisione, e non mette in mezzo niente, si mette in cammino per realizzarla. Poi succederanno tante altre cose nei prossimi capitoli, ma il contesto rimarrà sempre questo cammino di avvicinamento al luogo dove Gesù darà la vita.
E su questo cammino Gesù incontra tre uomini, tre potenziali compagni di viaggio.

• Il primo è pieno di entusiasmo, di energie, e si offre da sé a seguire Gesù. Ed è sicuro di poterlo seguire ovunque. Ma Gesù non sta andando ovunque, sta andando verso la sua passione. È importante sapere dove si sta andando, perché la meta è quella cosa capace di trasformare il cammino, dargli una forma completamente nuova. La vocazione è quella realtà che ti fa passare da un andare ovunque ad un andare a Gerusalemme, da un modo di vivere la vita senza sapere quello che vuoi, all’unificare ogni desiderio verso una vita accolta e donata.
Il cammino ti trasforma nella meta, e lo vediamo chiaramente qui, in quanto qui è accaduta a Francesco.
• E quindi, la prima cosa che ci viene da dire è che quello che state facendo oggi è questa scelta di mettervi in cammino con Gesù verso Gerusalemme. Anche per voi il cammino sarà lungo, e ci saranno molti capitoli, ma sarà questo passo di oggi a dare la direzione, e quindi il senso, a tutto quello che vivrete.

• Il secondo sta andando per la sua strada, ed è Gesù ad offrirgli una nuova meta. Una meta immensa, cioè lasciare tutto e seguire Gesù. E lì nasce la resistenza, per cui questo secondo personaggio lo sentiamo molto vicino. Perché di fronte a questa proposta così altra, così nuova e così esigente, lui, come noi, ha paura. Ed è la paura che fa dire di no, è la paura che fa chiedere tempo, che mette davanti altre cose. Cose sacrosante, come il dovere di seppellire il proprio padre, di compiere i doveri della legge. Gesù viene a liberarci dalla vita vissuta come un dovere, dalla paura di lasciare tutto, e ad offrirci nuovi orizzonti, gli orizzonti grandi che abbiamo visto nella prima lettura.
• Ma bisogna avere il coraggio di lasciare tutto. Se non si ha questo coraggio, che è fiducia, che è fede, non si potrà incontrare la novità di vita che il Signore ha preparato per noi.

• Il terzo mette la sua sequela al futuro: ti seguirò. Prima c’è qualcos’altro da fare, ci sono le nostre cose da sistemare. Ma se aspettiamo di sistemare le nostre cose, di essere pronti, non si parte mai, o, se partiamo, torniamo indietro, perché ci sarà sempre qualcosa ancora da sistemare. Il Signore ci prende così come siamo, ma ci vuole oggi. Non esiste la sequela di domani, esiste solo quella di oggi. Ogni giorno esiste questo giorno, questo oggi. Il Signore ci riporta lì, alla nostra realtà, Lui viene ad abitare esattamente lì…
• Allora, ci vuole un grande atto di fiducia, ci vuole un cuore povero, per fidarsi che proprio così come siamo il Signore ci ha scelti, benedetti, amati….

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Allora, oggi abbiamo visto la meta, questo grande progetto del Padre per l’uomo.

Poi abbiamo visto qual è il cammino che porta a questo compimento, che passa per la povertà di Cristo, per il suo farsi dono a Gerusalemme.

E allora possiamo dire di avere tutto quello di cui abbiamo bisogno. L’uomo ha bisogno proprio di queste cose:
• Una meta, da desiderare, da cercare sempre da capo, qualcosa che doni un senso al proprio andare.
• Abbiamo bisogno di un cammino, cioè di trovare la strada concreta che porti lì, perché il proprio desiderio non resti qualcosa di vago, di astratto, e quindi di irraggiungibile.
• E poi abbiamo bisogno di qualcuno con cui camminare, e anche questo oggi vi viene dato.
• È Gesù, l’uomo che, se non ha dove posare il capo, ma ha una meta, è solo perché la sua meta è il perder
• Ma compagni di viaggio sono anche le fraternità che oggi vi accolgono.
• E compagno di viaggio è l’uomo, è questa umanità che, spesso senza saperlo, e anch’essa in cammino verso Gerusalemme, spinta dal proprio desiderio più profondo, ovvero quello di conoscere la verità di Dio, di entrare nella sua benedizione.

Fra Pierbattista Pizzaballa
Custode di Terra Santa


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