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La Custodia di Terra Santa oggi: Fr. Carlos dalle Filippine a Tel Aviv

800 anni sono trascorsi dall'arrivo dei frati in Medio Oriente e dagli esordi di questa avventura molte cose sono cambiate. Non sono cambiati però l'impegno e la dedizione con cui, da 800 anni, i frati custodiscono i luoghi santi e operano a favore della popolazione locale. Per questo, per capire che cosa è oggi la Custodia di Terra Santa, bisogna partire proprio da loro e dalle loro storie: vengono da tutto il mondo e da diversissimi paesi e ognuno di loro ha una specifica missione.

Fr. Carlos Santos, 62 anni, è originario delle Filippine e a Tel Aviv dal 2013 serve anche la comunità del suo Paese di provenienza. Guardiano del convento della Chiesa di San Pietro Apostolo, è incaricato della pastorale per i migranti.

Come hai deciso di diventare frate?
Ho avuto la mia vocazione molto presto, a 8 anni. Quando ancora frequentavo la scuola, sentivo già di voler diventare sacerdote. Dopo la scuola, volevo andare al seminario ma, a causa di problemi economici, sono dovuto rimanere a casa. Ho lavorato 10 anni nel mio Paese per un'impresa giapponese. A quel tempo avevo una fidanzata e avevo l'intenzione di sposarmi, ma la mia vocazione era ancora presente. Avevo 29 anni. Ho detto ai miei genitori che dovevo sposarmi, ma che Dio mi stava chiamando. Mi sono quindi detto che il percorso più logico sarebbe stato prima provare a essere prete ed ho capito poi che era quello giusto.

Come hai conosciuto la Custodia di Terra Santa e perché ne fai parte?
Ho capito che Dio voleva farmi fare francescano in Terra Santa, quando ho sentito parlare di un conoscente che era prete e che insegnava in Terra Santa. Ne avevo solo sentito parlare grazia a una amica di mia madre. Nello stesso tempo, c'era stato anche un seminarista francescano che mi aveva diretto al seminario francescano. Sono stato dunque indirizzato verso l'animatore vocazionale nelle Filippine e questo è stato l'inizio del mio viaggio.
Avevo già 29 anni e non potevo più tornare indietro. Nelle Filippine gli studi di seminario cominciano dopo il liceo o durante il liceo, quindi a 17 anni. Ma io ero molto più grande e quindi pensavo che non sarei stato accettato. Allora ho detto a tutti che se fossi stato accettato malgrado la mia età, sarebbe stato un segno. Così è stato: ho trovato accoglienza al seminario di Manila.
Una volta sacerdote, ho avuto esperienza come parroco in due parrocchie, come direttore di seminario e più tardi nel 2009 sono giunto a Roma di nuovo come parroco.
Ma avevo sempre un desiderio di venire in Terra Santa e così un giorno ho incontrato il Custode di quell'epoca, Padre Pierbattista Pizzaballa. Mi ha detto che avevano bisogno di filippini per occuparsi dei migranti, soprattutto a Tel-Aviv Giaffa. Sono quindi arrivato a Giaffa nel 2013.

Qual è la tua missione in Terra Santa?
La mia missione è di prendermi cura dei santuari e dei pellegrini, specialmente della Chiesa di San Pietro a Giaffa. Qui si ricorda il luogo della visione di San Pietro nella Bibbia (Atti, 9). La mia missione principale qui è anche di prendermi cura dei migranti, dato a Tel-Aviv molti arrivano dalle Filippine.
Abbiamo tre centri: la parrocchia di Sant'Antonio, la chiesa di San Pietro e un centro a Takanamerkasir. Ci sono circa 3000 migranti tra i cristiani praticanti filippini, ma la maggioranza fa parte della "Divine Mercy Community", la comunità filippina con 1500 migranti che vanno alla messa il giovedì (2 messe), sabato (4 messe) e domenica (7 messe). Nella chiesa di Sant'Antonio abbiamo 700 filippini ma, a causa delle difficoltà per spostarsi (non ci sono trasporti comunali il Sabato per esempio), si recano al centro del Takanamerkasir. Io li aiuto sopratutto celebrando i sacramenti. Nella nostra comunità ci sono preti provenienti da diverse parti del mondo che si occupano dei migranti. Uno per esempio si prende cura degli indiani e degli armeni, uno è ucraino e si prende cura dei melchiti, uno dei cristiani polacchi, uno degli eritrei e c'è poi un americano che si occupa dei pellegrini.

Che cosa anima quotidianamente la tua missione e la tua vita spirituale?
La nostra vita è di preghiera. È questo che mi anima e mi spinge a compiere la mia missione, specialmente l'eucaristia e la liturgia delle ore.

Quali sono le più grande ricchezze e gli ostacoli maggiori sul tuo cammino di frate?
Un delle mie difficoltà è che qui l'impegno è molto limitato, solo la Domenica.
Nelle Filippine, un paese molto cattolico, c'erano 10.000 persone che andavano a messa nella mia parrocchia con 16 messe ogni Domenica, avevamo incontri ogni giorno con le diverse organizzazioni il pomeriggio, ci occupavamo anche dei malati, dei funerali. Era tantissimo il lavoro, la gente ci chiamava. Ma qui, e anche a Roma, non c'è niente da fare. Durante il fine settimana ci sono le messe, ma non è niente paragonato alle Filippine. Questo mi dà tempo per riflettere sul mio lavoro, come cristiano e come frate.
Una difficoltà che vedo qui è anche quella con i giovani. Vivono in comunità diverse, è difficile per loro. A scuola, per esempio, imparano la Torah e quando vanno in chiesa, hanno difficoltà tra ciò che hanno imparato a scuola e cosa sentono in chiesa. Il problema è anche dovuto alla lingua. A scuola, parlano ebraico e quindi tanti si dimenticano il filippino o l'nglese. La loro fede non è nutrita, non cresce più.
Ma ci sono anche belle parti del lavoro: la nostra consolazione è che i cristiani qui sono aiutati dai Luoghi Santi. Ogni mese vanno nei Luoghi Santi e apprezzano sempre di più la Bibbia, perché possono conoscerne i posti.
La cosa più bella per me è vedere la fede della gente: vederli felici nella Chiesa, con una vita da cristiani.

Qual è il tuo rapporto con San Francesco?
Quando ho cominciato a riavvicinarmi alla chiesa, ero in un movimento carismatico. Ho cominciato a leggere libri, di cui alcuni su San Francesco, e mentre li leggevo mi dicevo che era troppo bello per essere vero. L'ho quindi conosciuto grazie ai libri, proprio quando mi chiedevo in che ordine dovessi andare. E adesso che sono francescano, apprezzo sempre di più San Francesco. Era davvero un uomo di Dio. Specialmente quando sono arrivato qui, in Terra Santa, mi sono reso conto di quello che aveva fatto.

Un messaggio per un giovane in discernimento ?
Vorrei dire ai giovani di ascoltare il senso delle indicazioni di Dio e di seguirle, anche se Dio li chiama alla vita consacrata. Non se ne pentiranno. Credo che Dio abbia un progetto per ognuno.

N.S. - B.G.

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