Pellegrini e forestieri: la professione solenne di Fr. Marlon e Fr. Marco

06/10/2018
Il 6 Ottobre la comunità dei Frati Minori della Custodia di Terra Santa si è riunita presso la Chiesa del Convento di San Salvatore a Gerusalemme per accogliere e benedire la professione solenne di due frati minori: Fr. Marco Carrara e Fr. Marlon Trinidad Méndez Pavón.

Fr. Marlon viene dal Nicaragua, ha 38 anni e si prepara ad andare in Giordania presso il Convento del Monte Nebo per un anno di studio intensivo di arabo, mentre Fr. Marco, di 34 anni, proviene dall'Italia e attualmente è al secondo anno di Psicologia alla Hebrew University di Gerusalemme.

Nella celebrazione il Custode di Terra Santa Fr. Francesco Patton, ha ricordato ai due frati tre punti da non dimenticare: "è Dio che vi ha scelti - ha detto - è la sapienza della croce che vi guida, è l’amore fraterno la vostra norma di vita". Nella sua omelia il Padre Custode ha descritto il senso dell'obbedienza dentro la Chiesa e dentro la fraternità, ricordando ai professi di essere strumenti semplici, capaci di lasciarsi vincere da Dio; chiamati a vivere senza nulla di proprio perché il Regno di Dio è dei più piccoli e amati di quell'Amore in cui trova fondamento il voto di castità "che ci deve portare non ad amare di meno, ma ad amare di più, fino al dono di noi stessi verso ogni uomo, ogni donna, ogni creatura". Invitandoli a non cedere il passo allo sconforto il Padre Custode ha sottolineato il grande dono che Fr. Marco e Fr. Marlon diventano per la fraternità: essi sono stati loro donati per imparare di nuovo, ogni giorno, cosa vuol dire diventare fratelli nel Signore.

I neo-professi solenni hanno poi letto la professione, scritta di proprio pugno ognuno nella lingua nativa, nelle mani del Custode che li ha benedetti e accolti con un abbraccio, segno di accoglienza nella fraternità.

Per conoscerli meglio qualche giorno prima della Professione Solenne, Fr. Marlon e Fr. Marco hanno raccontato la loro storia rispondendo a qualche domanda.

Perché francescano? Come hai scoperto la tua vocazione?

Marlon: Non avevo mai pensato alla possibilità di diventare frate francescano. La cosa da cui ero attratto era la vita monacale: l'idea dell'uscire dal mondo e dedicare tutta la mia vita a Dio così. Ma, dopo la mia laurea in Lingua Spagnola, ho iniziato a lavorare in una scuola di religiosi agostiniani, legati ai francescani con cui si facevano diverse attività. Ho conosciuto così i frati. Loro mi hanno suggerito di leggere dei brani della vita di San Francesco e così ho iniziato a conoscere meglio questa vita.
Marco: Io facevo il falegname, avevo tanti amici e la mia vita mi piaceva molto. Per interesse ho iniziato a studiare Scienze Religiose, esclusivamente per cultura personale, ma durante il percorso qualcosa dentro di me è cambiato. Dopo gli studi sono diventato maestro di religione ma non avrei mai pensato a una vocazione religiosa.
Poi mi sono messo in ricerca e inizialmente ho fatto corsi vocazionali con i diocesani, però da quello stile di vita non mi sentivo particolarmente attratto. Un giorno sono capitato per "caso", al convento di Montefalco con un amico e lì ho scoperto che quella era la casa di Postulato della Custodia ma non ne avevo mai sentito parlare. In quel posto e con i francescani ho scoperto la vita comunitaria e internazionale dei frati della Custodia, una "vita comunitaria in preghiera": questo è quello che mi ha colpito di più e che prima non conoscevo. Tutto il resto è venuto sicuramente dopo e frequentando Montefalco: la conoscenza di San Francesco, della Terra Santa e ovviamente della Custodia.

Ripensando alla vocazione, quali sono gli elementi più importanti nella tua storia?

Marlon: Penso subito a due elementi, due morti. La prima di un amico che mi ha salvato dal morire in un fiume; lui era davvero benvoluto nella mia città e non solo: frequentava un gruppo giovanile parrocchiale. Io ho partecipato per la prima volta perché facevano un evento in suo ricordo e mi è piaciuto ciò che ho visto. Pian piano, mentre stringevo amicizia con gli altri ragazzi che mi cercavano spesso per chiedermi consigli e suggerimenti, mi sono chiesto: ma perché non diventare religioso? La seconda morte mi lega alla Terra Santa: quando ero già frate, in Centro America, hanno ucciso il Commissario della Custodia in Nicaragua perché volevano derubarlo. Padre Bruno Varriano, all’epoca animatore vocazionale della Custodia, è venuto al suo funerale e mi ha parlato della possibilità di andare in Terra Santa con alcune borse di studio e così sono venuto qui.
Marco: Per me l'elemento di base è l'esperienza del sentirsi amati, del fare memoria della misericordia di Dio. Quando sono in crisi ritrovo gli elementi e gli episodi che mi parlano di questo e lì mi rassereno e la mia vocazione si rinnova e si riconferma. Ci sono tanti elementi ed episodi, ma per me sono accessori: ritornare, sentirsi Amati, per me questo è fondamentale. Oltre questo primo elemento, importante per la mia vita è l'incontro con le persone chiunque esse siano. La vita religiosa offre una possibilità di avvicinarsi alla vita delle persone in un modo nuovo, che sto scoprendo anch'io e mi piace. Offre la possibilità di condivisioni profonde e arricchenti. Penso che in quanto religiosi sia più facile mettere al centro la persona, chi ti sta davanti, ed essere presente per lui in quel momento. Nella condivisione penso sia questo l'importante: che l'altro sappia che il religioso di fronte a lui è in ascolto, è presente davanti a lui completamente.

Che tipo di difficoltà hai incontrato al tuo arrivo in Terra Santa?

Marlon: Io ero abituato alla Pastorale: giovanile, con i contadini. Ero sempre occupato con l'insegnamento, il catechismo e altre attività. Quando sono venuto qui in Terra Santa non conoscevo l'italiano, era la prima volta che andavo così lontano dal Centro America. Inizialmente sono andato completamente in crisi perché tutto era diverso: dalla lingua, al cibo, alla cultura. In quel periodo mi ha aiutato molto Fr. Dobromir, Vicario della Custodia, che mi ha detto: "Devi prendere una decisione e renderti conto che Dio qui in questa terra ha fatto un progetto per l'umanità. In questa terra che tu sei venuto a custodire. Vuoi rimanere qui, dove Cristo è nato, a testimoniare ai pellegrini e ai locali, in nome della Chiesa?". Dopo aver scelto di rimanere, ho aperto gli occhi su tante cose, prima tra tutte il fatto che la Custodia ha molta più pastorale di quella che pensavo: con i giovani locali, gli anziani e tutte le persone che aiutiamo con disponibilità.
Marco: Mi mancano le cime rocciose a cui sono abituato, le Alpi in Italia. Io non ho trovato molte difficoltà, ma sicuramente molte sfide. Sono sfide che alla fine mi aiutano: le lingue, le diverse definizioni cristiane, i cibi nuovi. Per me è questo che dà "sale"alla vita.

Che cosa hai scoperto nella vita religiosa?

Marlon: Sento di aver trovato quello che mi mancava, sento di aver riempito il vuoto che portavo dentro. Ho sempre sentito un vuoto ma qui in Terra Santa ho capito che era davvero questo quello che cercavo: fraternità, comprensione, un nuovo punto di vista per vivere la vita. Io volevo qualcosa per cui sentirmi davvero pieno, essere me stesso pienamente.
Se nascessi di nuovo, sicuramente farei la stessa scelta di vita.
Marco: Per me è anzitutto una crescita personale. Qui mi sento modellato da Dio con martello e scalpello: prima di iniziare una vita comunitaria ero molto più chiuso e intollerante. Ora mi sto accorgendo del mio cambio di mentalità e di carattere e, seppure penso ci sia ancora molto da fare, questa vita fa bene alla mia crescita in quanto uomo.


Giovanni Malaspina

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